HAPPY HALLOWEEN MIRTA-LUNA

In ricordo della scrittrice siracusana Chiara Palazzolo

In ricordo della scrittrice siracusana Chiara Palazzolo: avrebbe compiuto 52 anni
Definita «regina dell'horror italiano» ed accostata ad Anna Rice e a Stephenie Meyer, Chiara Palazzolo ha avuto la grande capacità di fare precipitare ed interagire i codici ed i linguaggi del postmodern dentro un genere ‘antico’ quale il romanzo gotico

Definita «regina dell'horror italiano» ed accostata ad Anna Rice e a Stephenie Meyer, Chiara Palazzolo ha avuto la grande capacità di fare precipitare ed interagire i codici ed i linguaggi del postmodern dentro un genere ‘antico’ quale il romanzo gotico
Cinquantacinque anni fa nasceva Chiara Palazzolo
Con la saga dei ‘sopramorti’ la scrittrice siracusana prematuramente scomparsa ha innovato il gotic novel contaminandolo con i linguaggi del postmodern
HAPPY HALLOWEEN, CHIARA!
La telefonata di un giornalista desta un Lunedì come tanti altri dal suo pigro torpore. Il giornalista mi invita a scrivere un articolo per ricordare la scrittrice siracusana Chiara Palazzolo nel giorno del suo compleanno, cioè proprio oggi, il giorno di Halloween. L’articolo, mi informa il giornalista, uscirà nel primo numero di un nuovo giornale che andrà in rete allo scoccare della mezzanotte. Questo incipit potrebbe sembrare una storia uscita fuori da un racconto di Lovecraft o di King, una di quelle storie che avrebbero mandato in delirio Tarantino, Buzzati, Manganelli o Tabucchi.
Ma è la realtà. Quella realtà allucinata e visionaria che Chiara Palazzolo ha attraversato nei suoi racconti e romanzi sino alla fine.
Chiara Palazzolo era nata a Catania il 31 ottobre del 1961, ma era floridiana. Figlia del filosofo e poeta Enzo Palazzolo e della violinista e insegnante Liliana Trigilia, alla cui scuola si sono formate generazioni di valenti musicisti, la scrittrice ha vissuto a Roma, ma non aveva mai troncato il suo legame affettivo con Floridia, dove soggiornava tutte le estati, sino a quel 6 agosto del 2012 in cui si spegneva prematuramente in un ospedale romano a causa di un brutto male.
Esordisce nel 1991 con il racconto La Signora M., un romanzo breve pubblicato dall’editore Guida in un volumetto bifronte insieme a I ritorni di Renato Minore.
I suoi primi romanzi, La casa della festa (2000) e I bambini sono tornati (2003) la rivelano al mondo letterario come una scrittrice raffinata, dalla scrittura elegante, piana e dall’invenzione coinvolgente. I suoi romanzi hanno venduto migliaia di copie ed alcuni di essi sono sceneggiati per realizzare dei film.
Solare, semplice, gran conversatrice, dolcissima e sempre gentile, Chiara aveva in se una spiritualità naturale, che irradiava donando a chi la frequentava un senso di benessere e di strana serenità. La stessa serenità che si respirava nel salotto di casa Palazzolo, nell’antico quartiere del Carmine a Floridia, dove vita ed arte carezzavano noi adolescenti tra spartiti e libri di filosofia, accolti amabilmente da Chiara e dalla sorella Serena nei lunghi pomeriggi estivi di una giovinezza lontana.
Ricordo le chiacchierate con lei nella piazza centrale del paese, sino a tarda notte, o a passeggiare per le vie del centro storico, che amava tanto, parlando di letteratura e rievocando ricordi di infanzia e cari amici comuni come i musicisti Corrado, Antonio e Gianna Greco, insieme al padre Enzo; o l’etnografo Nunzio Bruno, il giornalista Toto Roccuzzo, legatissimi a lei; o alla professoressa Filomena Migneco.

Nel 2005 pubblica Non mi uccidere, romanzo che inaugura la fortunata trilogia che ha come protagonista Mirta-Luna, una ‘sopramorta’, cui seguiranno Strappami il cuore (2006) e Ti porterò nel sangue (2007). Fantasmi, streghe, gatte parlanti, “sopramorti” e personaggi turbati da malesseri ed angosce ancestrali popolano l’universo narrativo di Chiara Palazzolo, da I bambini sono tornati a Nel bosco di Aus, il suo ultimo romanzo pubblicato nel 2011.
Fiabe nere e agghiaccianti, le storie di Chiara Palazzolo attingono ai grandi archetipi dell’inconscio collettivo, che la scrittrice ricolloca sapientemente innestandoli nella tradizione del romanzo occidentale e restituendoli in un linguaggio secco, agitato da una tensione insostenibile, in cui parlato e pensato suscitano sensazioni, ossessioni, visioni distorte della realtà.
Il gotic novel di Chiara Palazzolo affonda le sue radici nel mondo oscuro delle credenze e delle superstizioni: fattucchiere, witches potentissime, benandanti e revenant si muovono tra le pagine della scrittrice che amava i tarocchi e giocava a burraco, abilissima nell’intrecciare intrecciare piani temporali diversi e gestire la psicologia dei personaggi. Definita «regina dell'horror italiano» ed accostata (impropriamente, per la notevole differenza stilistica e la superiore qualità e complessità della scrittura della Nostra) ad Anna Rice e a Stephenie Meyer, Chiara Palazzolo ha avuto la grande capacità di fare precipitare ed interagire i codici ed i linguaggi del postmodern dentro un genere ‘antico’ quale il romanzo gotico, discendente dalla tradizione sepolcrale settecentesca europea. Accanto alla rivisitazione del fableau medievale (Nel bosco di Aus), che mette in gioco una lotta di potere tra donne-streghe circondate da gatte parlanti, maghi e palazzi incantati sullo sfondo di minacciose foreste, nella narrativa di Chiara Palazzolo convive la «realtà aumentata» dei video-giochi e del mondo virtuale, la declinazione «palindromica» del reale.
Con i boschi, con la loro “aura” e le loro suggestioni, Chiara Palazzolo aveva intessuto un fecondo menage, che dalla vita reale rimbalzava nella sua scrittura, depositandosi in una narrazione di limpidezza e musicalità fluviale, ed in una capacità di raccontare ‘antica’, favolosa - ma attualissima e di grande presa sui giovani - che dal bosco e dai suoi miti, dai suoi personaggi e dalle sue leggende attingeva un ricco repertorio metaforico e simbolico. In tal senso, l’opera di Chiara Palazzolo rappresenta anche una profonda rivisitazione del genere fantasy, che la scrittrice innova in modo originale “dal di dentro”, importando non solo elementi del romanzo tradizionale, di quello gotico e della narrazione carrolliana, ma innestando motivi, personaggi e metafore appartenenti a un retroterra caro alla scrittrice, in cui, da un lato, Calvino, Landolfi, Buzzati, Ripellino sono tra i referenti letterari privilegiati; e dall’altro risultano cogenti le influenze dell’hard rock e dell’heavy metal e la lezione del grande cinema contemporaneo, da Hitchcock a Truffaut, da Bellocchio a Kieślowski.
Una scrittura felice, musicalissima e venata di preziose sfumature “alte”, unita ad una grande capacità di raccontare le angosce ed il disorientamento della contemporaneità, lo “straniamento” dell’uomo dalla propria corporeità e l’anelito al mistero della natura, costituiscono la cifra saliente dell’opera di Chiara Palazzolo, insieme alla capacità di muoversi su più registri narrativi, secondo una modalità “polifonica”, anzi, “dodecafonica”, straniata e dissonante, che conferisce alla scrittura stessa un sapore “acido”, stridente, ferroso.
Al suo ultimo romanzo, Nel bosco di Aus, scritto strappando alla eccezionalità della dimensione della malattia una visionaria dimensione onirica ricostruita dentro un bosco popolato di misteriose presenze – Aus, contrazione di Abyssus – Chiara Palazzolo affida a una donna – alter ego narrativo - il suo ultimo messaggio.
La protagonista, Carla, in fuga nel bosco abitato da oscure entità, presagisce la sua fine nella vita terrena e l’inizio di una nuova vita in una dimensione altra, dove il dolore e il peso del vivere finalmente si sciolgono. Happy Halloween nel tuo bosco incantato, Chiara.

di SALVO SEQUENZIA

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